10-14 settembre 2013 – Progetto Lena – Mobilità in Romania

Si fa presto a dire Romania

Dici “Romania” al prossimo che incontri sulla tua strada, prima o dopo il viaggio, e vieni assalito da quintali di pregiudizi. I soliti, pessimi pregiudizi.
La Romania che abbiamo potuto vedere nell’ambito del progetto LeNa (Learning Natural Values in Europe), invece, ha da offrire molto di più di quel che ci vogliono far credere. E, soprattutto per chi il territorio lo sa leggere in profondità, come un geografo, molto oltre ai panorami o ai prezzi bassissimi. I luoghi che abbiamo attraversato in cinque giorni, seppur scelti attraverso un fil rouge naturalista, erano straordinariamente diversi tra loro, e non solo per gli aspetti fisici.
Varietà tangibile sin dal primo giorno, passato nella porzione di Pannonia rimasta al di qua del confine con l’Ungheria. Varietà dovuta non tanto allo status di zona di passaggio, ma al divide et impera degli Asburgo: questa parte di Romania è a maggioranza ungherese, ma è intervallata da villaggi abitati da comunità romene e tedesche, in (fragile) equilibrio da qualche secolo. Ungheria sempre vicina, tanto che dopo l’abbondante cena di benvenuto offerta la prima sera a Tarcea, l’hotel di Urziceni che ci ospita la prima notte è a 200 metri da un varco di confine con l’Ungheria. Se Umberto Eco aveva la sua “Isola del giorno prima”, grazie al fuso orario noi vediamo dalle nostre finestre il “Paese dell’ora prima”, verde all’orizzonte. Il paesaggio è un succedersi per chilometri di distese di mais, ma la visita a un’azienda agricola di Tarcea dà la chiave di lettura: prima il paesaggio era molto più simile alla puszta ungherese, con zone umide e cespugliose, e fu il regime comunista a trasformare la zona in una regione di agricoltura intensiva. Il proprietario dell’azienda, dopo anni di lavori, è riuscito a ricrearsi un piccolo lago privato, incastonato nei campi, che sta a ricordare la conformazione originaria del paesaggio. Una piccola Rosebud.
Giusto il tempo di visitare Oradea (ovvero Nagyvarad in magiaro) con le sue trasformazioni, e ci si inoltra verso la catena degli Apuseni: contrafforte dei Carpazi, e zona ancora selvaggia (e scenario del caso di Rosia Montana, miniera d’oro svenduta a una corporation canadese che sta indignando la popolazione). Nascosta alla fine di una strada non molto agevole, e di una salutare passeggiata nei boschi, si apre la caverna di Meziad: chilometri di cunicoli e formazioni calcaree affascinanti. Notte ad Arieseni e si riparte: sulla nostra strada incontriamo due fenomeni geologici tipici per quel che era un fondale marino ere geologiche fa. A Scarisoara, alla fine di una strettissima e precaria scaletta, una cava di ghiaccio che sembra più una bocca degli inferi; ed a Turda, una miniera di sale sfruttata dall’Impero austro-ungarico ed oggi meravigliosamente riconvertita in sito turistico e parco giochi. Il risultato è spettacolare: nella caverna principale trova oggi spazio una ruota panoramica, un piccolo auditorium, campi sportivi e un lago artificiale. Il tutto ad una temperatura di circa 10 gradi, 12 mesi all’anno.
Si arriva alla fine della giornata a Bistrita, “porta della Transilvania”, città di 80 mila abitanti che a girarci dentro sembra un paesone: ma avremo il tempo di fare conoscenza. Dall’alto del campanile della cattedrale protestante la vediamo, ordinata, racchiusa nella valle tra il verde, con i Carpazi sullo sfondo. L’architettura, alcuni dei punti d’interesse, anche alcune specialità nei ristoranti, sono prettamente sassoni. Il taglio della visita in città è la rete ecologica dei passeri e degli alberi: incorporati nell’espansione industriale della città, alberi secolari permettono di datare l’uso dei luoghi urbani. La tappa finale è il parco dendrologico ospitato nel Collegio Nazionale di Bistrita: una collezione di alberi figlia di un illustre botanico, ricca di segreti che il professor Gubech si è tenuto con sé alla sua morte, nel 2006. Nel giardino incantato, piante asiatiche ed americane attendono un nuovo riconoscimento.
L’ultimo giorno in Romania è, ancora, un road trip per tornare al punto di partenza. Il paesaggio dai finestrini diventa lentamente la pianura vista all’inizio, a parte alcune parentesi di vetrocemento (le città capoluogo di Baia Mare e Satu Mare) la campagna è il tema dominante. E come un carosello, si torna al punto di partenza con un poco di meraviglia negli occhi.
Andrea Porru

Reportage fotografico
Percorso del viaggio

Il Gruppo LENA in Romania
L'ingresso della grotta di MeziadAll'interno dell'enorme miniera di sale di TurdaLa delegazione AGAT in discesa per gli inferi, la gratta glaciale di Scarisoara

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Associazione Geografica per l'Ambiente ed il Territorio
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